

Correva l’anno 1963 e Augusto
Daolio, cantante e Beppe Carletti, tastierista, due ragazzi di 16 anni,
fondavano il gruppo de "I Nomadi", inizialmente composto da sei persone, poi
ridotte a cinque l’anno seguente. Da subito è vita on the road, serate nelle
balere.
È il 1965 l’anno dell’ingresso nel mercato discografico con "Donna, la prima
donna", un 45 giri che fa conoscere questo affiatato quintetto. L’anima
novellarese del complesso è rappresentata, oltre che da Augusto Daolio, nato
e vissuto nella nostra terra, da Franco Midili e da Gabriele "Bila"
Copellini. Beppe Carletti è di Novi di Modena, ma a Novellara si sposa,
Gianni Coron invece risiede a Modena. Stiamo parlando della formazione
storica della band, quella per intenderci che ha spopolato con pezzi quali
"Come potete giudicar", "Dio è morto", "Noi non ci saremo", "Canzone per
un’amica", che ha presentato al grande pubblico, con una buona dose di
coraggio, il genio compositivo di Francesco Guccini. Con la fine degli anni
sessanta si chiude un epoca, scompaiono anche nel campo musicale molti
artisti. I Nomadi vedono ripagata la loro scelta impegnata, l’avere dato un
particolare rilievo ai testi dei loro brani e si presentano con una
formazione parzialmente rinnovata al nuovo decennio con un successo
travolgente "Io vagabondo (che non sono altro)" scala le classifiche di
vendita. E’ il 1972.
La musica del gruppo novellarese varca i confini nazionali, i Nomadi
incidono anche in spagnolo, si recano in Inghilterra, a Londra.
Con l’ausilio del produttore Dodo Veroli, con loro dal 1966 percorrono nuovi
sentieri, incontrano nuovamente Francesco Guccini, con il quale registrano
dal vivo "Album concerto", ennesimo successo. Della formazione originaria
ormai rimangono solamente Beppe Carletti e Augusto Daolio. Alla fine del
1984 entra nella formazione un giovanissimo bassista di Fabbrico, Dante
Pergreffi, una ventata di allegria e di entusiasmo. Il primo luglio del 1990
nel vecchio campo sportivo di Novellara, la band, dopo un forzato stop di
nove mesi, partorisce una nuova formazione: ad Augusto, Beppe e Dante, si
aggiungono Cico Falzone, chitarrista e Daniele Campani, batterista. E’ una
serata memorabile, una vera rinascita, nel segno di "sotto il cielo di
Novellara batte un cuore NOMADE", espressione coniata da Augusto ed impressa
su centinaia di adesivi per suggellare l’evento.
Ricomincia un successo stupefacente. Una rinnovata energia vitale pervade il
gruppo: nascono brani destinati a divenire delle colonne portanti della
storia del gruppo. "Gli aironi neri", "Ma noi no", i Nomadi tornano nelle
classifiche di vendita, i concerti si susseguono senza interruzione. Il
1992, preannunciatosi come anno di ulteriori grandi successi, è invece il
più nero, il più nefasto della storia dei Nomadi. Il 14 maggio in un
incidente stradale muore Dante Pergreffi, trent’anni. Entra nel gruppo la
giovanissima Elisa Minari, di professione studentessa, bassista per
passione. L’8 agosto a Masone di Genova Augusto si esibisce per l’ultima
volta in uno spettacolo. Stroncato da una malattia Augusto si spegne il 7
ottobre. Non è semplice descrivere chi era e cosa rappresenta ancora oggi il
cantante dei Nomadi. Migliaia di fans vengono continuamente a rendergli
omaggio, a ringraziare quello che è stato uno degli artisti di maggior
rilievo nel panorama musicale italiano. Un artista completo. Augusto Daolio
cantante sì, ma anche compositore, pittore, scultore, uomo dalle mille
risorse e dalla grande umanità, costituisce sicuramente un pezzo rilevante
della storia nel nostro paese. La morte di Augusto sembra segnare la fine
del gruppo.
Il 13 marzo 1993 è un’altra data cruciale nella storia della band. La
ripresa dell’attività avviene in quel di Levico, nel Trentino, in un teatro
tenda stracolmo. Entrano nel gruppo Danilo Sacco, voce e chitarra e
Francesco Gualerzi, voce e polistrumentista. Nel giugno del 1993 a Novellara
si celebrano trent’anni di Nomadi, una tre giorni di spettacoli, con
l’intervento di ospiti vari. I Nomadi tornano a varcare i confini nazionali,
anche e soprattutto per iniziative umanitarie: Tibet, Cuba e Palestina sono
gli esempi più recenti. Nasce una collaborazione con il gruppo cileno degli
Inti Illimani. L’Italia pullula di Nomadi fans club (oltre 140). Da sempre
al di fuori dei grandi circuiti commerciali, i Nomadi nuovamente in sei,
come agli inizi, rispondono sul campo, partendo dalla gente e con la gente,
attraversando piccole comunità e paesi come Novellara, poggiando sul calore
degli amici, che affollano i concerti, con la stessa energia, la stessa
carica, gli stessi sogni di trent’anni fa.
E ogni anno a Novellara, ancora una volta con sentimento, SEMPRE NOMADI.
Davide Carletti




